Noise

A un minuto alle 2 di notte, con le testa piena zeppa di parole, si può solo scrivere. Si placa il rumore del disordine? Forse, resta il noise di fondo.  Subsuoni su puzzle di facce, ruotate di 180 gradi. Elaborazioni grammaticali, mucchi di lettere e discorsi ammonticchiati qui e là, anche di colori diversi. Per riconoscerli. Occhi sgranati, occhi tristi, occhi che interrogano, occhi di rabbia. Occhiali. E occhiaie, su caffè.

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Container

Strutture tubolari: bianche, ma incrostate a sufficienza dallo smog da non  apparire come appena uscite da un pacco regalo. Bulloni sapientemente coperti di ruggine, ma con gentilezza. Vetri, fumè, quel che basta però. Appena fuori dal sarcofago numero 13, polvere e polvere e polvere. Quella alzata dalle ruspe, per fare spazio ad altri sarcofagi. Su questa landa scarsamente popolata da esseri umani: automobili, recinzioni arancioni di lavori in corso, rotonde, parcheggi, asfalto bollente e reticolati. Container. Viene da chiedersi cosa mai potrebbe esserci di tanto importante chiuso in questi altari di lamiera. E’ facile perdersi negli spazi scuri dei piani di cemento e ferro: un cerchio attraversa altri cerchi. E’ facile perdersi qui.

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I rossi

Riunione di redazione, ore 6. Il rosso porpora dei listelli delle veneziane spacca la luce sulla parete: ombre sfumate sul giallo.

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Già, Murakami

“E’ il nulla assoluto. Lei è fiera di sè? Si vergogni e torni al suo posto”. Settembre e i suoi ricominciamenti, settembre è qualche nuvola che ci prova, veramente, a ridarsi una collocazione. Settembre sono i discorsi sulle diete, il freddo che non arriva. E intanto il sole si abbassa, si abbassa, sempre di più, con il giorno che rientra rispettosamente nei ranghi. Bene, settembre s’allinea patetico di buoni propositi mentre le notti scorrono tra un film coreano sulla conquista del Point of inaccessibility sul Polo Nord, i documentari sull’11 settembre. E “Norvegian wood”.
Già, Murakami.

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Abbrustolita

Villa Pamphilj alle 3 del pomeriggio, anche di Ferragosto. Un paio di corridori, qualche cane. L’erba abbrustolita. I filippini in festa.

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Torloni…

Villa Torlonia questa mattina. Non è vero che l’essermi fermato su spigoli, angoli, muri scrostati del complesso di musei, spazi, casette e caseggiati fra il verde della Nomentana, non abbia influenzato l’incontro di pochi minuti dopo. Anzi, forse le scrostature delle colonne lo hanno proprio preparato quell’incontro. Senza che io lo sapessi, naturalemente. Com’è nella tradizione delle cose, le quali accadono a mo’ di scherno. Uno specchio ha preso persino a riflettermi a testa in giù. Un piede in aria di qui, un piede in aria di lì. Un funambolo. Nella stanza della scienza credo accada anche questo.

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Adagio notturno

Giallo, nero, giallo, nero, acceso, spento, acceso, spento. Ritmo. Un’automobile scivola sulla strada: il motore e le ruote entrano nello spazio dei suoni, poi salgono, salgono, salgono, sempre più vicino. Il picco. Poi sfumano. Fading. Ripetere, in loop. A mezzanotte e cinquantadue tacchi sull’asfalto. Tlic tlac tlic tlac. Ripetere, in loop. Tempi notturni: adagio, ripetuto.

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Punti

Ritrovare il senso di una parola scritta, di una virgola, di un punto. Sì, in questo rotolare, riprendersi i significati e gli strumenti può servire a ritrovare un pezzo di strada…

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I santi, la notte e gli scarabocchi…

Perché quando arrivo a questo punto della notte sono così stanco che non riesco neanche più ad incazzarmi. E poi ogni tanto dal silenzio di via Bravetta spunta un’idea. Sì, esattamente quella poltiglia di vorrei fare, farò, posso fare, ce la faccio, mi piace, meglio questo che il suicidio. Alla fine? Alla fine la soluzione è scrivere e tirare giù i santi (o forse il contrario)….

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Burro di rafano

Schizzi di sangue (“The Hitcher”), telefilm di terza categoria, c’è pure il “Diario di una squillo per bene”, mentre su Raistoria “Ricette q.b”: scenari televisivi alla due di notte passati al setaccio da chi fugge il sonno. Oh, la ricetta della Bistecca alla Bolzanina. Ma dove li trovo ora 35 grammi di burro di rafano? E la cipolla? Vuoi che non salti? Terrine, l’olio (che è sempre extravergine), prezzemolo e cerfoglio. Su Rainews la Stazione Tiburtina brucia ancora, come i debiti di Obama. Il tempo? Sì, le lancette per i giornali si spostano avanti e indietro. Padronanze. Imperi, piuttosto. Fiori, tanti fiori, sulle sponde dell’isola di Utoya.

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