Strutture tubolari: bianche, ma incrostate a sufficienza dallo smog da non apparire come appena uscite da un pacco regalo. Bulloni sapientemente coperti di ruggine, ma con gentilezza. Vetri, fumè, quel che basta però. Appena fuori dal sarcofago numero 13, polvere e polvere e polvere. Quella alzata dalle ruspe, per fare spazio ad altri sarcofagi. Su questa landa scarsamente popolata da esseri umani: automobili, recinzioni arancioni di lavori in corso, rotonde, parcheggi, asfalto bollente e reticolati. Container. Viene da chiedersi cosa mai potrebbe esserci di tanto importante chiuso in questi altari di lamiera. E’ facile perdersi negli spazi scuri dei piani di cemento e ferro: un cerchio attraversa altri cerchi. E’ facile perdersi qui.





